INFO INVALSI

SI CHIEDE IN AUSTRALIA E NON IN ITALIA:

 EVERY TEACHER IS A TEACHER OF THINKING CIOÈ OGNI DOCENTE DEVE INSEGNARE A RAGIONARE.

di Piero Morpurgo*, 8.5.2010

Stupore. Si rimane sorpresi nel leggere i ‘curricula’ della  Tasmania dove c’è qualcosa di ovvio che il linguaggio della scuola  italiana ci ha imposto di trascurare nell’azione didattica  quotidiana: il saper e il dover ragionare. L’obiettivo è esplicito:  la chiave dell’educazione è fare in modo che gli studenti imparino a  pensare e che siano in grado di ragionare, di porre domande, prendere  decisioni e risolvere problemi complessi (Thinking is central in the  Tasmanian Curriculum. A key purpose for education in Tasmania is  ensuring students are learning to think, know and understand. An  important goal for students is that they are able to reason, question,  make decisions and solve complex problems). continua

Il voltafaccia di una ministra americana

L’educazione secondaria, per lungo tempo riservata alle élites, dopo il 1945 è stata democratizzata nei paesi occidentali: il progresso sociale si accompagnava allora ad un innalzamento dei livelli di diploma. Successivamente, la competizione scolastica si è inasprita con l’apparizione di nuove gerarchie: tra filiere, tra istituti, tra scuole pubbliche e private. Alcuni governi favoriscono la “libera scelta” da parte delle famiglie, a rischio di aggravare le disuguaglianze. È  il caso degli Stati uniti (si legga il seguito). Altri paesi, come il Giappone, instaurano l’accesso gratuito (Emilie Guyonnet, pagine 18-19). In Francia, il potere mette in discussione lo statuto degli insegnanti (Gilles Balbastre, pagine 1 e 16-17). Il ruolo dell’insegnamento secondario è oggetto di dibattito. Esso deve fornire le competenze di base per i nuovi impieghi dequalificati, come suggerisce la Commissione europea (Nico Hirtt, pagine 18-19) o costituisce un’autentica sfida per la riduzione delle disuguaglianze sociali e culturali (Sandrine Gracia, pagine 16-17)?

di DIANE RAVITCH* Sono entrata nell’amministrazione di George H.W. Bush in qualità
di viceministro dell’educazione non avevo alcuna idea predefinita sulla questione della “libera scelta” in materia di educazione o su quella relativa alla responsabilizzazione degli insegnanti. continua

 

Giorgio Israel interviene sul progetto sperimentale di valutazione dei docenti (cfr. “Professione docente” di gennaio 2011)

e sul tema della valutazione in generale con la consueta franchezza di giudizio esprimendo osservazioni condivisibili: la scuola non è un’azienda e non produce merci né gli studenti o le famiglie sono utenti o consumatori di alcunché; le qualità non si misurano e perciò non esiste alcuna possibilità di una loro misurazione “oggettiva” come si fa per certe grandezze fisiche; l’idea di valutare sulla base del curriculum del docente, dei giudizi delle famiglie e degli studenti è quanto di più sbagliato si possa immaginare. Occorre invece un processo valutativo trasparente, esterno a qualsiasi logica particolarista. continua

 

 “La Stampa” venerdì, 28 novembre 2008
I giovani inglesi più asini che mai
Test della Royal Society: i migliori allievi di adesso non
sanno fare compiti elementari per i loro genitori. continua

 

tratto da il messaggero del 18/03/2011 continua

 

NO DEI COBAS
Fallito il tentativo del Ministero di avviare una sperimentazione sulla valutazione dei docenti e delle scuole, si apre adesso la questione della rilevazione degli apprendimenti. I Cobas invitano le scuole a contestare i test dell’Invalsi.
La “vittoria” conseguita dai sindacati di base che sono riusciti di fatto a far fallire il progetto sulla sperimentazione della valutazione delle scuole continua

da Italia oggi del 16/11/2010  continua

 

 

 

 

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